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70 ANNI DOPO

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Blog

 

Oggi, 70 anni fa, l’Italia visse la pagina più atroce della sua storia recente. 207 bambini presi nelle loro case del ghetto di Roma, in un sabato che doveva essere di festa e di preghiera, e portati a morire coi loro genitori nei campi di concentramento nazisti solo perchè ebrei. Un po’ come se stanotte qualcuno sfondasse le porte delle nostre case e prendesse i nostri figli e noi per portarci in qualche luogo a morire, pagando così il nostro essere cattolici, o atei, o biondi, o di sinistra o di destra o di chissà quale altra condizione ritenuta da qualcuno insopportabile e dunque da punire con la morte. Un orrore che non è nell’umanità. Che è inferno in terra. Per questo, agli imbecilli che l’altro ieri hanno accolto a braccia tese il cadavere di Priebke (quasi non bastasse tutto il dolore innocente provocato nel passato da quell’ideologia) e ai fanatici dall’altra parte della strada che invece hanno preso a pugni e sputi la bara del criminale nazista, ignorando la dimensione etica della pietà, viene da dedicare una piccola poesia che Brecht riprese e riadattò da un pastore luterano di nome Martin Niemoller.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano

Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici

Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi

Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista

Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.

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