immagine macchina da scrivere

CRISTIANI DA PASTICCERIA

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Blog

Dice di arrivare dalla fine del mondo, ma quando lo senti parlare di «poesia di Dio che si rivela a chi ha il cuore semplice»; quando lo ascolti invitare «ogni cristiano e la Chiesa a prendere esempio da Madonna povertà»; quando registri i suoi anatemi contro «la cultura dello scarto» e il suo invito a portare la croce come Cristo «sennò si è solo cristiani da pasticceria », ti vien da pensare che in realtà Papa Bergoglio sia nato qui. Un altro San Francesco che, 800 anni dopo, viene a ribadire al Mondo la forza fragorosa dell’umiltà come modello per cambiare la società. «Non una scelta sociologica o ideologica — ha detto —, semplicemente la scelta di essere come Gesù e dunque un invito a spogliarsi dell’io orgoglioso e distaccarsi dalla brama del denaro». Una rivoluzione dell’anima. Dici poco. Sì, è stato un viaggio storico quello che Papa Francesco ha voluto compiere ieri ad Assisi. Un’intera giornata a ripercorrere i luoghi che furono del santo, dalla Porziuncola al tugurio, lanciando messaggi dal forte connotato simbolico al cuore dei fedeli: «In fondo io sono qui non per fare notizia, ma per indicare che questa è la via cristiana», ha spiegato a chi provava a romanzare sul senso di questa visita.
La via cristiana versione Papa Francesco, dunque. Bergoglio ha provato a disegnarla usando ogni tappa per indicare percorsi. «Tanti di voi siete stati spogliati da questo mondo selvaggio — ha detto ad esempio ai poveri radunati nel Vescovado —. Un mondo che non dà lavoro e a cui non importa se tanta gente per fuggire dalla fame trova la morte com’è successo a Lampedusa. Oggi è un giorno di pianto». E poi, rivolto ai sacerdoti nella sala della spoliazione, dove il santo si mondò da ogni bene materiale: «Anche la Chiesa deve spogliarsi. Da ogni mondanità spirituale e da ogni azione che non è di Dio». Parole nette di un Francesco 2.0, innovatore nelle forme di comunicazione («Non fatevi bloccare da chi dice: ‘Si è sempre fatto così’»), ma conservatore nel segno di una religiosità storicamente pura («Non vi ho dato ricette nuove, perché non ne ho») e per questo cantore del francescanesimo, che non è «un sentimento sdolcinato», ma la chiave per cambiare il mondo. «Perché in questa società che dà segni di stanchezza— ha ribadito —, se vogliamo salvarci dal naufragio è necessario seguire la via della povertà, che non è la miseria, ma il saper condividere con chi ha bisogno». Così ha parlato ieri questo Papa carismatico e umano, al quale la gente continua a rivolgersi come a un amico, a uno zio buono: «Santità, si fermi a prendere un caffè» gli hanno scritto su uno striscione davanti a un bar ad Assisi, mentre i 50mila giovani che lo attendevano a Santa Maria degli Angeli (e ai quali ha lanciato un messaggio forte a costruire una famiglia «non guardando ai messaggi superficiali della tv») lo hanno accolto con un colorato: «Daje Francé». E lui, quasi a non deluderli, ha più volte rotto il consueto rito ampolloso del cerimoniale. Esaltando le suore di clausura a sorridere con gioia «e non come hostess», ad esempio. Obbligando più volte la papamobile a fermarsi davanti ai bimbi disabili, scendendo poi ad abbracciarli come un angelo custode anziano, a ricordare nel gesto il trasporto doloroso di San Francesco che abbraccia il crocifisso sanguinante. Un Papa di umanità e di misericordia. «In fondo — ha ricordato anche ieri—il cristiano non deve riempirsi la bocca coi poveri, ma incontrarli». Parole di uno che da sempre respira la religiosità semplice e umana di questi luoghi. Altro che la fine del mondo.

La Nazione5 ottobre 2013

Trackback dal tuo sito.