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LA GRANDE BEFFA DEI CONSORZI DI BONIFICA

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Blog

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Fra i vari dubbi che  tormentano l’umanità (Perché non c’è un alimento per gatti al gusto di topo? Il compito a casa si dà anche agli studenti sfrattati?) uno svetta su tutti: che senso ha oggi andare a votare per rinnovare i consorzi di bonifica?
Forse la stragrande maggioranza di voi lettori non lo saprà, ma oggi se ne avete voglia un seggio vi aspetta per farvi scegliere chi far sedere nel cda del vostro consorzio di bonifica. Direte: ma se non ci fanno più scegliere i parlamentari e nemmeno i consiglieri regionali, ora ci mandano a votare per eleggere degli amministratori che non conosciamo, per gestire enti dei quali ignoriamo la funzione? Esatto. E per fare tutto ciò la Regione Toscana ha speso nell’organizzazione un milione e 800 euro delle nostre tasse. Una follia criminale!, obietterete a questo punto. Esatto di nuovo.
Sì questa storia dei consorzi di bonifica ha qualcosa che sta a metà fra il surrealismo di Dalì e i colpi sgraziati della Banda Bassotti. Questi consorzi, nati per garantire la sicurezza? idraulica attraverso la manutenzione dei corsi d’acqua, sono diventati col tempo meravigliose zattere di salvataggio per politici trombati, che ritrovano così uno stipendio nei cda. E, allo stesso tempo, dei carrozzoni clientelari, al punto che il 50% dei soldi che incassano dai contribuenti coi bollettini che troviamo nelle cassette postali (60 milioni di euro) viene speso per il personale e la burocrazia. In un paese normale, visto lo sfacelo, uno chiuderebbe i consorzi e affiderebbe competenze e personale alle Province, che già svolgono compiti analoghi. Da noi, che siamo un Paese alla rovescia, succede ovviamente il contrario: gli stessi politici che tuonano per l’abolizione delle Province, fanno poi di tutto perché certi enti di sottogoverno si perpetuino, garantendo così stipendi ai presidenti e ai portaborse, gettoni ai consiglieri, prebende e privilegi vari. Il tutto a nostre spese e lontano dai riflettori e dai rigori della cronaca. Ecco perché oggi andare ai seggi più che un esercizio di diritto sembra una beffa. Votare sapendo di essere presi in giro? Anche no, grazie.
La Nazione _ 30 novembre 2013

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