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LA PARTE GIUSTA

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Blog

Il senso di appartenenza, che diamine! Quello che ci ha sempre fatto da bussola naturale nel viaggio delle nostre passioni. Benvenuti contro Griffith, Pantani che sul Galibier schianta Ullrich, la follia di Villeneuve che non cede strada ad Arnoux: nei grandi duelli dello sport è stato naturale ritrovarsi schierati da una parte. Che poi era sempre quella del cuore. Così anche stasera, in una partita di calcio bella come un film di Sergio Leone, ogni fiorentino sa qual è la parte dove stare. Forse la più debole, di certo non la meno affascinante.Perché la Fiorentina è una conseguenza naturale della fiorentinità. E’un approdo inevitabile per chi, ogni volta che passa dal Ponte da Verrazzano, si emoziona impattando nel profilo rinascimentale della città che da lì si coglie. La Fiorentina è un pezzo di Firenze come il Bargello e Orsanmichele. Un pezzo della sua cultura: sarei pronto a giurare che ci son fiorentini che non hanno visto dal vivo la Venere disegnata dal Botticelli e perfino il David scolpito da Michelangelo, ma non c’è nessuno che non abbia visto Antognoni, non ne abbia applaudito la grazia. Perché la Fiorentina è cultura popolare. E’ la bandiera da sventolare a ricordare l’anima di una città che è stata del tumulto ciompo e poi di Savonarola oltre che dei Medici. A dire, insomma, che al Potere s’è spesso ribellata, avendolo in uggia. Poteva essere diversamente con la Juventus, metafora plastica del Potere nel Calcio e causa scatenante dell’ultima insurrezione popolare della città? Quando gli Agnelli si portarono Baggio a Torino, qui si provò la stessa sensazione di quando Napoleone spedì a Parigi il Leone di San Marco o di quando i tedeschi volevano portarsi via l’Annunciazione del Beato Angelico. Oltre i dolori di Cagliari, Avellino e altre tappe dolorose della via crucis viola. Per questo nessuno di noi oggi scambierebbe mai la maglia mézza di sudore di Pasqual con quella satura di scudetti di Platini o Del Piero. Per questo stasera sarà bello ritrovarsi di nuovo dalla parte del cuore anche se è la parte che soffrirà di più, quella che il fato, la Snai e i cardiologi sconsiglierebbero. In fondo, non ci hanno fatto cambiare idea né il Potere né i Denari né gli Arbitri alla Braschi, figurarsi se possono farlo il fato, la Snai e pure i cardiologi.

La Nazione – 14 marzo 2014

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