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MATTEO BARTALI E GIORGIO COPPI

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Blog

 

 

Forse per evitare il traffico, chissà. O forse per dare di sè un’immagine da Bartali 2.0 della politica («L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rottamare»). Fatto sta che ieri mattina, all’appuntamento col capo dello Stato che lo stava aspettando in Prefettura, Matteo Renzi si è presentato a bordo di una bici rossa fiammante. Nessuna scorta ad accudirlo, pedalando è sfilato davanti ai cronisti che lo aspettavano in faccia al palazzo che fu di Cosimo e Lorenzo de’ Medici senza dire niente. E, sempre tacendo, se n’è poi andato 45 minuti dopo.
«Ho semplicemente dato il benvenuto al Presidente come è giusto e naturale che il sindaco della città faccia», racconterà poco dopo lo stesso sindaco in carriera, inaugurando una fermata del tram dedicata a Carlo Monni, attore fiorentino da poco scomparso. «Il tema dell’amnistia? Non mi crederete, ma giuro non ne abbiano parlato». In effetti, nessuno gli ha creduto: possibile che in 45 minuti di colloquio, quel tema che così infiamma gli umori del capo dello Stato al punto da renderlo fumantino e sul quale i due hanno posizioni assolutamente dissimili, non sia stato affrontato? «No, è stato un incontro del tutto amichevole», hanno ribadito dallo staff del Quirinale. Tant’è.
Quel che comunque è certo, oltre gli incontri tete a tete del quale poco vien fatto trapelare, è che quel sindaco rottamatore lanciato alla conquista del Pd e, da lì, alla guida del Paese non sembra convincere fino in fondo il vecchio Presidente temprato alla Politica dalla vecchia scuola del Pci. Nonostante dall’entourage di Renzi si faccia di tutto per accreditare un’ottima intesa fra i due (qualcuno ha anche fatto filtrare di ipotetici incontri avvenuti in segreto al Quirinale fra «Giorgio e Matteo»), in realtà il rapporto oltre all’educazione e al rispetto istituzionale non sembra andare. Troppo diversi i due, per stile e cultura politica. Troppi dissimili nella visione delle cose. Dalla questione indulto, appunto, caldeggiata e spalleggiata dall’uno, censurata e stigmatizzata dall’altro. Ai giudizi sul governo Letta, caldi e incoraggianti quelli del primo, tiepidi e sibillini quelli del secondo. Fino alla questione della riforma elettorale, che Napolitano vorrebbe far varare da subito alle Camere, e Renzi che invece progetta di modificare sul modello di quella dei sindaci, chiedendo per questo più tempo per farlo. Una visione del mondo così opposta, da consumarsi perfino sull’elogio dei miti sportivi. Così, se ieri il sindaco di Firenze ha salutato gli ospiti al convegno dell’Anci ricordando l’opera di un grande fiorentino come Gino Bartali, «il quale diceva è tutto sbagliato ma poi si rimboccava le maniche e salvava gli ebrei», quando è stato il turno di Napolitano la prima cosa che ha voluto far sapere è che lui da ragazzo era «un grande tifoso di Coppi». Che è come dire il diavolo e l’acqua santa. E poi, non contento, sulle cose che contano, dal tema appunto dell’amnistia a quello delle Grandi Riforme da portare a compimento con questo governo, Napolitano ha offerto un nuovo fuoco di fila in direzione del tutto opposta al Renzi-pensiero.
Magari in prefettura sarà stato di certo un «incontro del tutto cordiale», come da fonti. Ma allora devono aver parlato di tutto tranne che di politica, i due.

La Nazione _ 24 ottobre 2013

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