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MONTECRISTO, UN’ISOLA PER DUE

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Blog

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ISOLA DI MONTECRISTO (Livorno)
«LEI SI PREOCCUPA che la sera non ci sia niente da fare? Ma quando per 15 anni ho fatto l’allevatore, pensa avessi molto tempo per uscire la sera?». E giù una risata vasta come l’arcipelago. Niente di strano. In fondo, per fare ciò che fa lui ci vuole una propensione alla positività. Altrimenti come sarebbe possibile affrontare un inverno da soli su un pezzo di roccia in mezzo al mare scollegato da tutto? E’ una vita straordinaria da raccontare, questa del quasi sessantenne Giorgio Maraj e di sua moglie Luciana Andriolo, che da sei anni sono i custodi e dunque gli unici abitanti di questo far west di granito, salsedine e capre chiamato Montecristo, l’isola più isola del Mediterraneo, l’unica dove l’isolamento è integrale: nessuna barca può attraccare o buttare l’ancora e l’unico modo che i due hanno per raggiungere la terraferma è affidarsi alla pilotina della Forestale di Follonica che gestisce la riserva naturale. Dici poco.
LA SCELTA di vivere da eremiti in questi tempi altrimenti affollati, è arrivata per caso. «Vivevamo all’Elba – raccontano – e un coinquilino ce lo disse quasi per scherzo: sapete, cercano dei folli per fare i custodi a Montecristo…». Così l’ex allevatore Giorgio e l’ex bancaria Luciana si presentarono alla Forestale di Follonica insieme a un esercito di persone disparate: chi voleva cambiare vita per amore, chi era affascinato dal romanzo di Dumas, chi credeva di diventare ricco («Ma è vero che pagate 10.000 euro al mese?»). «Quando però li vidi capii subito che erano loro le persone giuste», racconta oggi Stefano Vagniluca, vice questore della Forestale, nei fatti il tutore dell’isola.
Da allora i due vivono in una sorta di eremitaggio volontario: lei tiene a posto le poche strutture presenti, dalla villa che fu ritiro di nozze di Vittorio Emanuele III, al piccolo museo naturalistico; lui provvede a tutto il resto, compreso curare il piccolo orto e difenderlo dall’assalto delle 200 capre che vivono nella riserva e sono più voraci di un consigliere d’amministrazione di una partecipata: «Mi raccomando quando passa chiuda tutti i cancelli…», è il refrain con gli ospiti occasionali che lì per lì non capiscono a cosa serva sprangare tutto come nemmeno a Guantanamo.
Ora: siccome sull’isola in quanto riserva biogenetica è vietato fare di tutto, compreso pescare, cacciare e perfino fare il bagno, per approvvigionarsi arriva ogni 15 giorni la barca della Forestale con cibo e taniche d’acqua potabile. All’energia elettrica ci pensava invece un vecchio e rumoroso generatore a gasolio fino a quando, pochi giorni fa, stato inaugurato un mini impianto fotovoltaico. Ora la luce è gratis. «Ma la sera spengo lo stesso i lampioni che se no disturbo i pipistrelli», dice l’impeccabile Giorgio. Ma come si ammazza il tempo d’inverno in questo pezzo di mondo circondato dal Nulla, direte voi? Semplice. «Guardando passare in lontananza il traghetto per la Sardegna al mattino, e vedendolo ripassare verso Livorno al pomeriggio», ridono i Forestali ai quali è toccato stare in sorte per brevi periodi con difficoltà perfino a comunicare con casa. Già, comunicare.
UN TEMPO lo si faceva coi fuochi: uno corrispondeva alla mancanza di viveri, due alla presenza di un ammalato, tre al decesso di una persona. Oggi per comunicare c’è solo un telefono satellitare che funziona a pila solare. Se piove per parecchi giorni salta tutto. Come successe durante il periodo natalizio alcuni anni fa. «Allora – ricorda Vagniluca – sull’isola c’erano due Forestali e per tre giorni non ricevemmo chiamate. Preoccupati, la vigilia di Natale, nonostante il mare in burrasca, ci facemmo coraggio e salpammo. Quando dopo 4 ore terribili arrivammo a Montecristo, loro erano sul moletto tranquilli: «O voi che ci fate qui?». Ma nemmeno l’idea della possibile emergenza mette in crisi Giorgio: «Vede, se io dovessi essere in difficoltà, mi basta alzare il telefono e fare un numero a caso: “Pronto, sono il custode di Montecristo…“, non crede che chiunque mi darebbe una mano? O provi lei a forare di notte sull’Aurelia e telefonare a caso per vedere se l’aiutano o la mandano a quel paese». E giù un’altra risata vasta come l’arcipelago. Gente straordinaria oltre che allegra, il Cielo deve aiutarla per forza.

 

LA NAZIONE _ 2 aprile 2016

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