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OGGI PIETA’ L’E’ MORTA

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Blog

Ventitre anni fa io c’ero. A Brindisi e a Otranto a vedere arrivare i primi migranti sui barconi. Allora non era il Mediterraneo il mare della speranza e della fuga ma l’Adriatico, usato dagli albanesi per fuggire da un regime mostruoso. Su quelle barche che approdavano nei porti pugliesi piene di ruggine e disperazione, c’era di tutto: famiglie in fuga dalla fame coi bimbi in collo, ragazzi, tanti ragazzi a tentare un futuro diverso, e criminali che il regime aveva lasciato andare via aprendo le porte delle carceri. Ricordo bene le facce sbalordite che costoro offrivano di fronte alle luci e ai colori dell’Italia, che loro avevano visto fin lì solo in tv attraverso le frequenze vietate di Rai 1 e Tele Norba. Ricordo gli applausi, le grida “Viva l’Italia” e le lacrime di ringraziamento che porgevano ai marinai della Guardia Costiera che gli aiutavano a scendere a terra. Ricordo ancora il nome di quelle navi-carretta, la Lirija con 15.000 persone a bordo e sulla quale salii per raccontarne le storie, la Vlora con 20.000, e poi la Legend, la Kallmi, la Skenderbeu e la Kavaja. Pezzi di ferro che avresti detto incapaci a restare a galla in un bicchiere e con i quali loro avevano invece guadato miracolosamente l’Adriatico. Ricordo soprattutto la meravigliosa gente Brindisi che, di fronte a quel popolo dolente che sbarcava silenzioso sulle sue coste, non fece prevalere la paura ma la misericordia, aprendo le porte di casa e dando da mangiare a chi aveva fame, rivestendo chi aveva freddo. Vengono ancora i brividi a ricordare quella generosità di popolo, mentre la Politica come al solito non sapeva che fare.

Ventitre anni dopo, i poveri e gli affamati arrivano da altri mondi. Non più dall’Albania ma da quell’Africa lontana e senza pace. Solo che fra gli italiani in pochi, pochissimi aprono ancora le porte di casa. Molti fanno cose diverse. Si indignano, ad esempio, perchè il governo ha proclamato lutto nazionale per omaggiare le centinaia di poveri morti di Lampedusa, uomini, donne e bambini affogati per aver tentato di correggere la propria fortuna. O scelgono di bestemmiare e di fischiare negli stadi durante il minuto di silenzio in loro ricordo. Alcuni sono arrivati perfino a fare polemica sulle bare che il governo ha spedito per seppelire quei corpi: con una fossa comune si sarebbero risparmiati soldi pubblici, che diamine.

Così, ventritre anni dopo, uno non può fare a meno di chiedersi: perchè oggi la Paura prevale di gran lunga sulla Pietà? Cosa ci ha resi così spietati, così distanti, così carogne? In quale Paese e con quali valori attraverseranno la vita i nostri figli?

Al momento le risposte sembrano poche. E quelle che ci sono gelano il cuore.

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