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PECCATO NON CI FOSSE BARTALI

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Blog

PECCATO. Peccato che Gino Bartali non sia qui a vedere come il suo sport di fatica e di epica abbia saputo ripulire Firenze dal fumo delle catalitiche, rendendola tersa nella sua bellezza rinascimentale. Peccato non ci sia più nemmeno una ciclista irriducibile come Margherita Hack: nonostante lei negasse l’ipotesi, sarebbe bello che da qualche stella lontana potesse osservare la magnificenza di una città ritrovata nei suoi angoli e nei suoi silenzi. E peccato, soprattutto, non ci siano più Vasco Pratolini, Mario Luzi e Giorgio Saviane, perché loro sì che avrebbero trovato le parole e gli aggettivi giusti per raccontare questa Firenze insolita e luccicante, purificata dal caos del traffico e attraversata solo dalle bici di ragazzi venuti da lontano per pedalare fra le Cascine, l’Arno e la Storia. Una città e uno spettacolo da brividi

SI, QUELLA che doveva essere una settimana di caos infernale e di ingorghi da megalopoli orientale dovuti ai mondiali di ciclismo, per questi primi tre giorni si è trasformata a sorpresa in una parentesi felice di sport pulito e bellezza riconquista. Di strade sgombre e ordine civico inaspettato.
Attraversare Firenze ieri in bicicletta è stata un’avventura da Alice che pensa di scivolare in un buco di terra e si ritrova invece in un paese delle meraviglie riscoperte. Certo, qualche inevitabile contrattempo c’è stato: qualche ingorgo dalle parti dell’Oltrarno e di Firenze sud, le proteste di qualche commerciante penalizzato negli incassi, ma nel complesso tutto è filato liscio.
Chi arrivava da Firenze nord è entrato in città con una facilità impensabile in altri giorni: nessuna fila nel solitamente ingolfato viale Giannotti, nessuna fila sui viali e nel centro storico un’aria pettinata e domenicale di festa. Come sia stato possibile ciò, a oggi resta un mistero.
Ognuno ha una sua idea e nessuno una certezza. «E’ che i fiorentini hanno riscoperto la bici», ha detto qualcuno. «No, è che si sono affidati ai mezzi pubblici», ha detto un altro. «Semplicemente sono rimasti in casa per paura di rimanere strozzati nel traffico», ha aggiunto un terzo. Ipotesi. Probabilmente vere tutte e tre. Ma forse è solo che anche stavolta l’Italia delle emergenze ha dimostrato di essere migliore di quella alle vongole dell’ordinario.
Un po’ come ai tempi dell’austerity, quando fu vietato l’uso delle auto nei festivi per risparmiare petrolio e le domeniche diventarono un happening alternativo di felicità, così è successo in questi giorni ai fiorentini, che alla vigilia hanno mugugnato un po’ come si conviene, e poi hanno compiuto l’ennesimo gesto d’amore verso la città. Rinunciando all’auto e lasciando che il mondo potesse così vedere un evento sportivo da consumarsi su un tracciato meraviglia: si entra in città dalle Cascine, poi i lungarni, via Tornabuoni, piazza del Duomo, piazza santa Croce con la statua di Dante a osservare marmorea i ciclisti sfilarle davanti, quindi di nuovo i lungarni e poi via veloci verso l’arrivo a Campo di Marte. Uno scenario di sport & arte che ha avuto pochi pari nella storia: la maratona olimpica di Bikila nel ’60 fra i Fori romani, la cronometro del Giro d’Italia fra i ponti e le calli di Venezia, poco altro.
COSÌ IERI a chi scrive è venuto quasi un groppo alla gola nel vedere questi ciclisti ragazzini arrivati da mezzo mondo, scivolare veloci sui lungarni con la bocca aperta per la fatica di lottare contro il tempo e, forse, anche per lo stupore di pedalare in maniera quasi profana fra pietre rinascimentali e chiese di commovente bellezza. Con gli incoraggiamenti dei turisti appoggiati alla transenne, ad applaudire lo sforzo dell’atleta sconosciuto e non un’idea di vittoria, mentre anche le guide coreane spiegavano agli stupiti orientali in tour cosa stesse accadendo, e poi via tutti insieme a farsi una foto col ciclista dal casco strano mentre sfila davanti al battistero: «E’ il mondiale di ciclismo, bellezza», avrebbe detto un Humprey Bogart se tutto questo fosse stato un film epico in bianco e nero. Invece sono solo belle pagine di uno sport da sempre seguito dal popolo e non da un pubblico.
Certo, lungo il percorso non è mancata, non poteva mancare l’ironia toscana. «Rigore per il Milan» hanno scritto in un cartello sulla via Bolognese e sull’asfalto dalle parti di viale dei Mille, mentre altri hanno approfittato dell’evento per farsi fotografe nelle pose più strane (uno, in mutande, si è steso sull’asfalto come se stesse pedalando sulla bici che indica la pista ciclabile). Goliardia buona da Grande Evento.
OGGI e fino a domenica si continua. Dicono gli esperti che il caos vero può arrivare da venerdì, quando il mondiale rapirà a sé anche le strade di Fiesole. Per provare a evitarlo, il comune ha deciso di chiudere le scuole venerdì e sabato, mentre alcune lo faranno anche giovedì. C’è da credere però che per quei giorni qualche fila in più ci sarà e qualche protesta di residenti commercianti crescerà. E’ nelle cose, ma in fondo poco male. La protesta e il disagio sono per qualche giorno, la magnificenza della bellezza di Firenze e della Toscana nel ricordo di queste ore è per sempre.

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