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PIAZZA DEL CAMPO HA UN NUOVO RE

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Blog

palio luglio 2015 (01)

 

SI CHIAMA Andrea Mari ma qui tutti lo conoscono come Brio. E’ senese, ha 38 anni è da ieri è il nuovo Re della Piazza. Con una carriera capolavoro, dopo una mossa infinita fatta di nervi, sputi e veleni fra i canapi, ha umiliato quello che fin qui era considerato l’Imperatore, ovvero Trecciolino, e ha riportato di prepotenza il Cencio in casa della Torre dopo 10 anni. I suoi trionfi sul tufo adesso sono 5 ma la stoffa, il coraggio mostrato di nuovo dopo la carriera vittoriosa dello scorso agosto, indicano in lui il probabile Aceto 2.0., il fantino tipo del terzo Millennio insomma. Perché il Palio, «questo dono di infinita e cruda bellezza che Siena regala al Mondo», secondo la definizione del sindaco Valentini, alla fine è emozione di popolo e storia coraggiosa di fantini. Fantini esordienti, come il 24enne empolese Elias Mannucci detto Turbine, che ieri difendendo i colori del Leocorno si è trovato di ricorsa e l’emozione, o forse l’inesperienza, lo hanno bloccato nel suo ingresso fra i canapi, dilatando la mossa per 55 minuti. E poi fantini iper-esperti come Luigi Bruschelli, detto Trecciolino, colui che fino a qualche tempo fa con le sue 13 vittorie era chiamato appunto l’Imperatore ma che lo scorso anno non trovò una contrada pronta a scommettere su di lui. Uno schiaffo. Così a quasi 47 anni, pur di aggiungere una corona al suo albo d’oro e uguagliare le 14 vittorie di Aceto, aveva accettato la proposta di una contrada piccola e non certo ricca come la Selva, a cui fino a qualche anno fa avrebbe guardato con sufficienza. Non al denaro, non all’amore né al cielo ma alla possibile Gloria, avrebbe forse detto De André. Già, Trecciolino.

APPROFITTANDO della guerra sporca che fra i canapi Oca e Montone facevano ai danni di Torre e Nicchio, è scattato come un missile, trovandosi in testa al primo San Martino. «E’ fatta, quando è così non lo prendono più», ha pensato tutta Siena. Solo che gli anni passano per tutti, anche per quegli eroi apparentemente senza tempo che sono i fantini. Gli è mancata forse la forza, la lucidità. O il suo castrone, Quit Gold, non poteva dare di più. Chissà. Fatto sta che quando al secondo San Martino Brio l’ha sfilato con ferocia da dentro, è stata come un’abdicazione. L’Imperatore che scende del trono e consegna lo scettro al più giovane, colui che appena due anni fa si sfracellò dopo l’arrivo fratturandosi il bacino e che oggi è passato sul bandierino col nerbo alzato, dopo aver chiuso con classe la via del Casato alla rincorsa disperata di Salasso e dell’Onda. Vincere con due nemiche in Piazza, l’Onda appunto e l’Oca, è roba che solo i campioni possono fare. Chapeau.

MA IL PALIO è anche storia di fantini a perdere sporchi e senza gloria. Come Massimo Columbu, detto Veleno II. Nonostante corra in piazza da 20 anni, non ha mai vinto niente. Eppure, agendo da «assassino», ovvero non pensando a vincere ma facendo di tutto per non far vincere l’avversario, si è fatto un nome. Tanto per capirci: nel 2007, ingaggiato dall’Aquila per ostacolare la Pantera, fece talmente tante scorrettezze da beccarsi una squalifica di 10 palii. Ieri ha fatto di peggio.
Non solo fra i canapi ha sempre mollato la posizione per ostacolare il Nicchio, al punto di essere richiamato più volte dal mossiere Ambrosione. Ma, addirittura, in corsa, quando Tittia gli è sfilato accanto, lui ha pensato bene di agguantarlo e scaraventarlo a terra. Roba mai vista, da b-movie con Giuliano Gemma. Una squalifica a vita ci potrebbe pure stare. Tant’è.
IL PALIO è storia di «assassini» grotteschi ma soprattutto è storia di cavalli. Cavalli come Morosita Prima, baio di 10 anni che dopo aver vinto nell’Onda ha portato alla vittoria anche la rivale Torre. Ma anche storia di cavalli come la povera Periclea, che il Palio non è mai riuscita a correrlo perché durante la tratta è rovinata sul tufo ferendosi a morte. «Chiudete quella corsa», hanno di nuovo gridato gli animalisti, non scalfendo però le centenarie e granitiche certezze di Siena. «Vede – spiegava il sindaco Valentini prima della corsa – il rischio è ovunque nella vita, ma noi siamo dalla parte dei buoni. Il cavallo qui è un commensale, nessuno come noi ne ha cura e rispetto. La nostra città prima di essere giudicata andrebbe compresa. Ma, ahimé, la vacuità con cui oggi molti leggono la senesità impera ovunque. Dovremmo cambiare per questo?». L’irripetibile, consapevolmente medievale e anche per questo unica e meravigliosa Siena.

LA NAZIONE _ 3 luglio 2015

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