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3200 ANNI DOPO

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Buongiorno Nazione

Quelli della mia generazione mai avrebbero oltraggiato un calciatore morto tragicamente. Meroni, Taccola, Re Cecconi: quante volte siamo rimasti in silenzio per atleti anche lontani dai nostri colori, sentendo il rispetto per la persona prevalere su tutto. Mostruosamente, oggi non è più così Chi scrive, infatti, è rimasto choccato dal post che un ragazzo ha affidato a twitter: «E’ morto Borgonovo — ha scritto ieri Matteo A. — un viola di merda in meno». Agghiacciante. Sarebbe un errore, però, cercare le ragioni di tanta mostruosità nei veleni fra tifoserie. Ci sono sempre stati. Ciò che è cambiato, invece, è l’animo di una generazione. Perché in tutte le componenti, dalla politica alla tv passando per scuola e famiglia, questa società sembra aver cancellato la parola “rispetto”, impedendo così di capire che rispettare la morte è uno dei modi per rispettare la vita. A Troia perfino lo spietato Achille, di fronte alle lacrime di Priamo, non oltraggiò il cadavere di suo figlio Ettore, restituendoglielo. Senza accorgercene, stiamo facendo un passo indietro nella civiltà di 3.200 anni.

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