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CALABRESI E LA PEGGIO GIOVENTU’

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Buongiorno Nazione

Com’era prevedibile, lo sceneggiato Rai sul commissario Luigi Calabresi ha scatenato critiche feroci da parte degli ex di Lotta Continua, un tempo sovversivi, oggi borghesemente integrati fra giornali, tv e vitalizi parlamentari: «Un film pessimo artisticamente e risibile storicamente». «Un prodotto nocivo, venefico, viscidamente diseducativo». Ora: il film non è certo parso un capolavoro da Oscar, minato da stereotipi, personaggi-macchietta e grandi dubbi irrisolti banalmente. Ma di quegli anni confusi e tragici, pieni di bombe, violenza politica e dolore popolare, l’unica cosa certa è che l’assassinio di Calabresi maturò e si celebrò proprio negli ambienti allucinati di Lotta Continua. Per questo ogni volta che se ne torna a parlare, l’unica condizione possibile per costoro sarebbe un dignitoso silenzio. Invece anche stavolta gli esponenti di quella peggio gioventù si sono issati sul piedistallo a censurare e pontificare, nel tentativo patetico di raccontarsi come una sorta di innocuo francescanesimo comunista e non come una fazione sciagurata che produsse linciaggi vergognosi e cacce alle streghe in una sorta di squadrismo rosso. Ciò indigna molto di più di uno sceneggiato per quanto sciatto e recitato male.

La Nazione10 gennaio 2014

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