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CHIAMIAMOLO “BRIATORELLUM”

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Buongiorno Nazione

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Pare dunque che in tempi brevi avremo una nuova legge elettorale. Un ibrido italo-spagnolo, tipo Miguel Bosè, che i media hanno subito ribattezzato “Italicum“, come vecchio un treno del XX secolo. «E’ per ricordarci che la aspettiamo da 9 anni», hanno commentato. Non è così. Il vezzo di chiamare la legge elettorale con un “latinorum” è in voga infatti da almeno vent’anni. Da quando, per l’esattezza, il professor Sartori chiamò con fare dispregiativo «Mattarellum» il sistema elettorale presentato dal ministro Sergio Mattarella. Da allora abbiamo avuto il «Tatarellum», poi il «Porcellum» mutuato sul «Cinghialum» toscano. Ora è la volta dell’«Italicum», che già qualcuno chiama «Pitalicum», altri «Gerovitalicum» e lo stesso Sartori ha ribattezzato in «Bastardellum». Correzione per correzione, allora perché non «Briatorellum»?. Darebbe l’idea che per essere nominati in Parlamento vale lo stesso metodo di The Apprentice (il programma di Sky dove Flavione da solo decide sulla vita o sulla morte dei concorrenti: «Sei fuori!»). E rivelerebbe plasticamente come il latino non sia usato per solennità ma solo per tirare l’ennesima sòla agli italiani. Con un po’ di fuffa spagnola in aggiunta. Proprio come Miguel Bosè, appunto.
La Nazione28 gennaio 2014

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