immagine macchina da scrivere

IL PUNTO GIGI

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Buongiorno Nazione

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La notizia che Anna Tatangelo si sarebbe fatta tatuare l’immagine di Gigi d’Alessio sull’inguine come pegno d’amore, ha ovviamente incendiato il popolo del web: «Chi la farfalla, chi il bruco», ha osservato uno. «È la più innovativa delle tecniche antistupro», ha aggiunto un altro. In realtà pare che la Tatangelo sull’inguine non si sia fatta tatuare il volto di D’Alessio (il punto Gigi?), bensì il suo fumetto più amato, “Gatto Silvestro”. Ma ciò non muta il dato di fondo. Ovvero che oramai è passata l’idea che per dimostrare la propria passione uno debba graffiarsi il corpo con frasi o simboli melensi. Che bischerata. I tatuaggi, infatti, sono l’arte lugubre dei reclusi, l’unico strumento di chi non ha altro per parlare al mondo. Che oggi siano diventati un fenomeno di massa sta a indicare la carcerazione sentimentale di una generazione, convinta da Facebook e Twitter che i sentimenti debbano per forza essere pubblici. Solo che la stessa generazione, persa sui social network e non leggendo più libri, non sa più come parlare d’amore e, dunque, paga un tatuatore per farlo al posto suo. Ammanettandosi a una moda di stagione. Fa quasi più tristezza di un disco della Tatangelo o di Gigi D’Alessio.

La Nazione _ 21 gennaio 2014

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