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LA PARTE GIUSTA

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Buongiorno Nazione

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Non ho mai nutrito particolare simpatie per ie divise in generale e per i marò in particolare, eppure ogni volta che la vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, detenuti da due anni in India, si riaffaccia sui giornali, sale come un senso di sgomento. Non solo per ciò che accade in India ma per ciò che non accade in Italia. Ora: la loro vicenda non è ancora del tutto chiara, anche se i due non erano certo nell’Oceano Indiano a pescare ma in missione internazionale di sicurezza. Il punto, però, è un altro. E’ infatti già capitato che altri italiani si siano scontrati con la giustizia di altri Paesi. Silvia Baraldini, tanto per dirne una, fu condannata negli Usa a 43 anni di carcere per terrorismo. Ricordo ancora la mobilitazione che si creò contro quella che si ritenne un’ingiustizia. Appelli di intellettuali (dall’immancabile Dario Fo a Umberto Eco passando per Corrado Augias) perfino due cantautori, Guccini e Iannacci, le dedicarono canzoncine smelense. Il tutto smosse gli Usa che, nel ’99, la mandarono in Italia a finire di scontare la pena (un eufemismo visto che è già libera da tempo grazie all’indulto). Pensi al silenzio assordante che oggi avvolge i due marò, e capisci che se non stai dalla parte giusta anche la sventura più ingiusta è comunque meno ingiusta.

La Nazione7 febbraio 2014

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