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LO ZIO SIM

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Buongiorno Nazione

E così, grazie al Datagate, siamo venuti a sapere che gli Usa facevano con gli alleati europei ciò che tutti noi da ragazzi facevano con la Fenech nei film in cui lei, fosse dottoressa o soldatessa, finiva inevitabilmente sotto la doccia. Spiate edificanti, allora. Nel caso in questione, un po’ meno. Il fatto che l’America sia diventata una specie di Zio Sim, in grado di origliare tutto il traffico telefonico in Europa, ha infatti indignato molti politici di spicco, da Hollande alla Merkel. Ma sarebbe sbagliato se tale sentimento attecchisse anche da noi. A parte il fatto che se passasse il concetto che spiarsi tra amici è inaccettabile, Facebook verrebbe chiuso da subito, ascoltare al telefono i politici italiani è impresa che sta a metà fra il supplizio di Tantalo e i quiz con Pino Insegno. Roba che appartiene alla categoria della noia mortale. Passi per la stagione funambolica di Silvio B., ma per il resto intercettare Mario Monti, la Fornero e perfino Romano Prodi che se n’e è pubblicamente lamentato,  non solo non può aver fornito nessuna notizia utile a nessuna causa mondiale, ma nemmeno un brivido, un sorriso, un guizzo. Eppure loro lo facevano lo stesso e da tempo. Perché? Forse perché qualcuno, a forza di urlarlo, li aveva convinti che ci fossero ancora i comunisti. Forse perché si erano stufati di sentir parlare di politica. Spese comunque inutili. Proprio per questo, fossimo in Letta chiameremmo Obama e lo ringrazieremmo: «In fondo sei l’unico che mi ascolta».
La Nazione _ 29 ottobre 2013

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