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NOMEN OMEN

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Buongiorno Nazione

 

famiglia

Per capire l’Italia di oggi sarebbe bello poter fare un giro dentro le anagrafi comunali di qualche decennio fa. Scopriremmo così che accanto ai Mario e le Marie, i Giuseppe e le Rose, gli Ughi e le Anne, c’era un mondo colorato, figlio di un’aspirazione all’unicità che sembrava uscito da una partitura di Puccini, un quadro del Caravaggio, un romanzo di Pratolini. Taniello, Antero, Vangelino, il sor Ardengo, Athos, Cesarina, Oreste, Attino, Leda, Celina, Torquato, Argante, Muzio, Nerina, Pellegrino. Sì: la musicalità dei nomi del mio paese che riaffiora dai ricordi fa sentire ancora più afona la rosa di possibilità con i quali chiamiamo oggi i nostri figli: 30, 40 nomi, non di più. Come se distinguersi fosse un’onta. Anche ciò sta a ribadirci come, nella stagione affollata di McDonald e Nike, di iPhone e Abercrombie, il vero culto non sia più l’originalità ma l’omologazione. Il che giustifica perché oggi ci siano gli Apicella e non più i Puccini. I Fabio Volo e non più i Pratolini. Magari qualcuno lo chiama anche Progresso.

La Nazione _ 11 aprile 2014

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