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PEPPA PIG, PERFETTA PER LA PORCHETTA

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Buongiorno Nazione

 

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Mi autodenuncio al Moige: spesso l’avrei voluta vedere trapassata da uno spiedo a rosolare sul fuoco, magari con il signor Patata di contorno. In fondo, quale fine migliore per un maiale se non estinguersi in porchetta? E invece niente di tutto ciò. Anche stasera la rivedrò grugnire in tv in uno degli episodi che so a memoria, impossibilitato a cambiare canale pena i berci strazianti di mia figlia. Che stagione crudele questa per i padri con prole piccola. Perché se i nostri nonni hanno urtato contro Rin Tin Tin e i nostri padri hanno subito il cilicio di Ufo Robot, a noi è toccato inciampare su Peppa Pig, il cartone animato più diseducativo che io conosca. Intanto insegna che rotolarsi nelle pozzanghere e distruggere tutto è bello, creando le condizioni culturali per generare un black bloc. Poi suggerisce che i babbi son lì solo per essere turlupinati, come capita sempre a quel demente di Papà Pig. Infine ispira l’idea che la migliore economia sia quella del monopolio più sfrenato, visto che non c’è attività che non sia di proprietà della Signora Coniglio: supermercato, pompieri, fiera, ospedale, biblioteca. Una allora potrebbe chiedersi: ma se è così, perché i genitori la fanno vedere ai propri figli? Domanda sciocca. Intanto perché, da Gian Burrasca a Matteo Renzi, la volontà dei bimbi prevale sempre sull’arrendevolezza dei padri. E poi le avete mai considerate le alternative? In quanto a roba immonda, con Peppa De Filippi, George Gilletti e la Signora Urso non sembra esserci corsa.

La Nazione _ 14 dicembre 2013

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