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BORJA NON AVER PAURA

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Manca l'amalgama

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Nino non aver paura / a sbagliare un calcio di rigore / non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, filosofeggiava in musica anni fa Francesco De Gregori. Vorremmo sconfessarlo adesso giudicando un calciatore per un calcio di punizione?
Che buffa atmosfera che si vive in questi giorni a Firenze. Dove un pezzo di città ha messo sotto processo Borja Valero, reo di avere tirato un calcio di punizione tremulo come un budino e pallido come l’incarnato di Francesca Dellera (ricordate vero?), mentre dall’altra parte Pirlo fucilava al cuore al Fiorentina con una schippettata di rara potenza e precisione. Un’atmosfera forse comprensibile per il dolore prodotto dall’eliminazione in coppa, ma non certo giustificabile sotto il profilo della caratura calcistica.
Perchè Borja Valero Iglesias è la filosofia del centrocampo. Se calciatori si nasce, lui è andato oltre, nascendo tuttocampista. Un “8” architetto che in campo disegna cattedrali di calcio: le sue ripartenze sono rosoni, le sue aperture guglie, i suoi lanci architravi a reggere l’impianto del gioco viola, come ha dimostrato ampiamente in questo suo anno e mezzo di residenza fiorentina.
E’ vero: con la Juve non ha fatto una partita memorabile, compresa quella punizione più attinente a un Bruzzone o a uno Speggiorin che non a lui. Ma il dolore della sconfitta non può annebbiare il ritratto della sua gara generosa da mediano alla Ligabue, spesa pressando da solo tutta la difesa e mezzo centrocampo bianconero. E dimostrando così che il cuore è anche snaturarsi a tamponare le iniziative altrui. Lui che, se il “genio” è «fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione» (secondo la tesi del Melandri), appartiene alla categoria “geni del football”. Anche se poi la fama non ha reso onore pienamente al suo talento, non concedendogli la maglia della nazionale spagnola. Ma è il destino di chi nasce in tempi sbagliati. Così come Gimondi vinse poco avendo davanti Merckx, così lui, trovandosi concorrenti due potenziali palloni d’oro come Iniesta e Xavi, è rimasto sotto traccia. Poco male. In fondo è anche grazie a ciò che Firenze oggi può lustrarsi gli occhi con questo centrocampista geometrico come la cupola del Brunelleschi, prezioso come il corridoio del Vasari, unico come Ponte Vecchio.
Certo: per capacità autodistruttiva, il tifoso fiorentino è quasi sempre da Champion’s. Ma intorbare la meraviglia di Borja per una punizione loffia, appare troppo anche per questo luogo meravigliosamente indocile.
La Nazione _ 23 marzo 2014

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