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IL CALESSE MONTOLIVO

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Manca l'amalgama

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Guarda chi si rivede, verrebbe da dire stasera sotto le luci di San Siro, come si fa per cortesia con le passioni di gioventù. Quelle che pensavamo fossero amori e invece erano solo calessi. Perché questo alla fine è stato il rapporto fra Firenze e Montolivo. Una passione che, come un gabbiano ipotetico, non ha mai preso il volo, generando una commedia degli equivoci identica all’omonimo film: «Tommaso — dice a un certo punto l’amico a Troisi — non ci si uccide per amore, basta saper aspettare». E Trosi: «E allora io non mi uccido per amore, mi uccido per impazienza». Malintesi, appunto. Sì, un anno e mezzo dopo possiamo dirlo: fra Montolivo e Firenze è stato un calesse, non un amore. La città forse ha capito poco di questo 10 geografico contestato per indolenza, al quale comunque voleva affidare la fascia di capitano e uno stipendio da top player (lo stesso che oggi prende Pepito). Ma anche “Pitti Bimbo” (come lo chiamava qualcuno per la sua eleganza giovane) è sembrato capire ben poco dello spirito della città se oggi è arrivato a dire «che Fiorentina-Juve è stata emozionante come Siena-Milan dello scorso anno». Che è un po’ come paragonare la Cupola del Brunelleschi a un boiler di Milanello, o dire che fra Puccini e Guccini la differenza sta in una consonante. Blasfemie.

Così questa sera, in una Milano anomala senza nebbia, senza più Jannacci e Piero Mazzarella e con le sue squadre non protagoniste del campionato, rivedremo Montolivo vestito di rossonero guidare il centrocampo milanista. Pare che anche lì lo stiano contestando perché, dicono, manchi di personalità e abbia il carisma di un nanetto di gesso. Ce lo avessero chiesto, qualcosa potevamo suggerirla in anticipo. C’è comunque da giurare che i cuori viola in trasferta non mancheranno di salutarlo anche stavolta con qualche fischio e qualche sberleffo. Come nella vita, anche nel calcio non sono gli addii a determinare il dopo ma il modo di andarsene. Rodolfo nelle Bohéme non potrà mai avercela con Mimì, è il tradimento lussurioso di Carmen a far scattare l’ira del povero Don José. E per Firenze il “tradimento sportivo” di Montolivo, partito verso le luci di Milano senza lasciar niente a risarcimento dello strappo, è ancora troppo fresco per non lasciare nell’aria scorie tossiche. Ma non sarà ancora per molto così. Alla fine del film “Pensavo fosse amore…” Marco Messeri chiede a Troisi: «Ma te l’hai sempre amata, o non l’hai mai amata?». E Troisi: «Non mi ricordo». Ecco, l’impressione è che presto anche i tifosi viola si chiedereranno «Ma Montolivo l’abbiamo mai amato?» e l’unica risposta possibile sarà: «Non ricordo». A quel punto anche i fischi si spengeranno. Perché solo gli amori veri si meritano rancori capaci di conservarsi nel tempo. Per i calessi bastano sentimenti minori come l’indifferenza, la noncuranza. Roba che non scalda il cuore. Proprio come Montolivo con Firenze.

La Nazione _ 2 novembre 2013

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