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IL TORERO FIORENTINO

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Manca l'amalgama

Ha il nome che profuma d’Oltrarno ma arriva dalla Germania, come la musica di Wagner, la birra di frumento e la Nivea. Se manterrà le promesse, però, lui può essere più sinfonico del Tannhauser, più morbido di una crema, più ubriacante di una Paulaner. Sì, Mario Gomez per Firenze in questo momento è molto più che un giocatore di calcio. E’ l’uomo dei sogni. Un bomber che, come Kevin Costner nell’omonimo film, può prendere sulle spalle le speranze dei tifosi viola e condurle oltre i cancelli della logica nel Walhalla della gioia. Dici poco.
Ora: è vero che tutti i centravanti sono oggi straordinari acceleratori di utopie. Da quando i cavalieri della tavola rotonda e i moschettieri sono andati in quiescenza per limiti d’epoca, è toccato a loro il compito di difendere le cause nobili dei cuori tifosi, andando ad agguantare in area palloni che sembrano senza futuro e che loro, invece, trasformano in gol come per magia.
Ma mario Gomez, tedescone alto come il campanile di Giotto, bello come un Putto del Botticelli e costato quanto una villa di campagna di Lorenzo de’ Medici, nell’immaginario viola è ancora di più. E’ il campione Parsifal che arriva da lontano «per andare a combattere contro i Golia nostrani ad armi pari», come disse Pradè il giorno della presentazione. Tutta Firenze incrocia le dita perché sia davvero così. Certo, di trofei in carriera il nostro ne ha già vinti tanti: 3 campionati tedeschi, 2 coppe di Germania, 2 Supercoppe, 1 Champion’s League, capocannoniere della Bundesliga e dell’Europeo: ha più trofei lui nella cameretta che non la Sampdoria nella sala d’onore. C’è il rischio che possa essere arrivato a Firenze appagato, sibila qualcuno. Ci ha pensato lo stesso Gomez, detto «il Torero» per le origini iberiche, a bloccare sul nascere queste voci: «Potevo restare al Bayern e vincere tanti altri titoli partendo dalla panchina, invece ho scelto di venire via e crescere come persona e come calciatore», ha infatti detto, candidandosi al ruolo di leader-guida per una Fiorentina ambiziosa come mai negli ultimi 15 anni. Per questo stasera, in questo avvio di campionato ritardato, i riflettori di Firenze saranno puntati su di lui.
E Poco importa che il passato prossimo viola, con quei due gol di Toni al Milan, gli sia a sorpresa piombato addosso a paragone («Silvio lo sai / lo sai che Luca ti buca ancora», avrebbe cantato Luca Carboni). Quelli come «Il Torero» non sono bomber attenti al momento ma alla storia. Centravanti dagli occhi di fucina, nutriti di fiamma e d’oli minerali, avidi d’orizzonti e di prede siderali, come avrebbe cantato Marinetti, che è un poeta futurista e non un cantante. Nella speranza che già stasera col Catania sia poesia e non solo canzonette.

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