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LA LEGGENDA DEL REFUSO VOLANTE

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Manca l'amalgama

Romulo (1)
E’ un po’0 come se uno leggesse che Otelma è diventato direttore della Nasa o che Spolli farà il testimonial per il fair play nel calcio. Un non sense. Eppure in settimana a molti tifosi viola è andato il caffè di traverso leggendo che Juve e Milan si stanno contendendo l’acquisto di Rômulo Souza Orestes Caldeira. Romulo chi? — si son chiesti sbocconcellando il cornetto — Mica il carneade che quando sbarcò a Peretola sembrò un refuso (Romulo, il fratello di Ramo che fondò Rema)?. Sì, proprio lui.
Com’è strano il destino che passa attraverso i prati del calcio. Più indecifrabile di un comizio di Vendola, più seducente di Claudia Cardinale giovane, come dimostra la parabola metafisica di questo operaio della pelota che sembrava mandato in Italia a smentire la leggenda che «Deus è brasileiro». Ricordate?
Pescato da Corvino nel sottoscala del football carioca, una somiglianza con un vecchio centrocampista viola (Angelo Carbone), il calcio-euchessina di Mihajlovic non lo aiutò a far crescere la stima nei suoi confronti. Buttato nella mischia sempre a partita in corso, senza un progetto tattico al quale aderire, le sue sgaloppate galleggiavano fra lo sguaiato e il buontempone. Una comica al punto che quando tentava il doppio passo, il Franchi iniziava a ridacchiare come si fa alle apparizioni in tv di mister Bean o alle previsioni del tempo del Lamma. Romulo, una littorina della fascia con gli occhi perennemente increduli dell’intruso che sbuca a San Siro e, come Chatwin, si chiede: «Che ci faccio io qui?». Per questo, quando Montella lo ripropose nel cuore del centrocampo, molti strabuzzarono gli occhi. E invece, dentro il progetto tattico di Montella anche lo sciagurato Romulo apparve altro. Dinamico e non caotico. Una delle tante variabili del calcio meticcio brasileiro, impuro e pazzo al punto di mandarlo in gol con l’Inter con un colpo di testa da centravanti prepotente: Un mariogomez ipotetico e temporaneo, altro che refuso. Col passaggio al Verona, l’ultima fase della trasfigurazione.
Negli schemi di Mandorlini, Romulo è infatti diventato l’arma letale inaspettata. La V2 che, correndo da trottola pazza, si fa trovare al posto nel giusto nel momento propizio. Oggi, quando parte sgropponando sull’erba del Bentegodi, sembra davvero come voler fuggire dall’avversario e dal destino che lo voleva giocatore da operetta. Un lampo estroso, un cavallo scosso del Palio che ha disarcionato il fantino e corre verso il bandierino a vincere. Ma questa è poesia.
Romulo, invece, oggi è prosa buona. Quasi a dire a chi ha il talento e non la dedizione: guardate come la serietà e l’umiltà possono correggere un pregiudizio di sciagura. Non più la controfigura calcistica di Massimo Boldi ma un calciatore crack conteso dai Poteri Forti del Calcio. Romulo, una storia in fondo dolce da raccontare in questo calcio amaro di balotellismo, blatterismo e raiolismo. Siamo sempre lì.
La Nazione _ 26 gennaio 2014

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