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LA LEGGENDA DEL TERZINO METALLURGICO

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Manca l'amalgama

 

Ci sono pezzi o gesti unici che fanno restare nella storia. Salinger rimarrà eternamente nella letteratura per il suo unico «giovane Holden». Lo sconosciuto Marco Ferradini, cantautore carneade,  verrà invece canticchiato in eterno nelle gite scolastiche per il suo «Teorema». E questa, in fondo, è anche la condizione a di Alessio Tendi, difensore fisiognomicamente più atto alla fonderia che non ai prati del calcio, che però un giorno affossò la Juventus con una rete meravigliosa per ingegneria balistica e intuizione. Ricordate?

Era l’Epifania del 1980 e allo stadio arrivava la Juve padrona di Scirea, Causio & C.. Una partita che era una scalata di quarto grado per la Fiorentina proletaria di Paolone Carosi che, per fare breccia e rispondere alla coppia Bettega-Marocchino, si affidava al duo d’attacco fatto in casa Desolati-Pagliari. Una disfatta annunciata, direbbe chi non quoterebbe mai alla Snai la vicenda di David e Golia. Sbagliando. Nel caso, il David viola assunse infatti le sembianze di Alessio Tendi, un predestinato all’incontrario. La legge misteriosa del calcio assegna infatti al terzino sinistro il ruolo del bello: Facchetti, Cabrini, Maldini, Bettarini. Alessio invece, terzino duro come i cavallucci di Siena dimenticati a Natale nel cassetto, più che ad Apollo rimandava a un boscaiolo della val di Fassa. E forse anche per questo segava le caviglie dell’attaccante avversario come fossero tronchetti della felicità. Quel giorno con la Juve, dunque il suo compito era quello di marcare Franco Causio in ogni luogo e in ogni lago, come canterebbe, ahime, quell’interista di Valerio Scanu. Tant’è.

Forse l’euforia per il fatto che la Fiorentina era già in vantaggio grazie a Sacchetti. Forse perchè nella vita di ogni uomo c’è il momento epico e si tratta solo di intercettarlo. Fatto sta che al 29’ in un momento in cui il Dio del pallone s’era forse distratto, Tendi agganciò una palla che ruzzolava a centrocampo e, con la forza di cento altoforni, la scagliò contro la porta di Zoff. Chi c’era quel giorno raccontò non si trattasse di pallone ma di missile balistico terra aria. Fatto sta che la sfera terminò la sua corsa siderale nel sette della porta bianconera, con Zoff a vederla passare immobile e monumentale come una statua della Loggia dei Lanzi. E poco importa che dieci minuti dopo il simpatico Bettega provò a riaprire la partita con un gol dei suoi: finì 2 a 1 per la Fiorentina. Amen. Da quel giorno il mito di Alessio Tendi, terzino metallurgico che abbattè la squadra del padrone delle ferriere, galleggia etreno nel bagnomaria migliore dei pensieri viola. Vengono ancora i brividi al ricordo.

 

La Nazione  – Speciale Fiorentina-Juventus – 19 ottobre 2013

 

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