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LUCA, MARIO E IL PASSATO CHE RITORNA

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Manca l'amalgama

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E’ un po’ come ne “Il colore dei soldi”, quando il vecchio “Eddie lo svelto” (Paul Newman) va ad Atlantic City a giocarsi il titolo di campione di biliardo e si ritrova in finale il giovane allievo Vincent Lauria (Tom Cruise). Il regista Martin Scorsese, vecchio filone, non rivela chi fra i due vincerà, si ferma lì. Perché sa bene che questo è un particolare superfluo che potrebbe interessare solo agli uomini di poca fantasia come gli autori della Domenica Sportiva. Quando il passato trova sulla sua strada il futuro, non importa infatti chi vincerà ma che quella competizione ci sia. Bartali contro Coppi, Benvenuti e Monzon, Agassi e Jimbo Connors, Max Biaggi e Valentino Rossi: è la bellezza estetica dello sport a gridare che l’importante è solo che quelle sfide ci siano state per essere poi raccontate per sempre. L’epica oltre la contabilità del momento. Per questo è un peccato che stasera SuperMario Gomez non sia in campo illuminato dai riflettori del Franchi. Sarebbe stato bello vederlo misurarsi col passato che ritorna, ovvero con quel Lucatoni che a Firenze è stato toni e furmini a incendiare di passione i cuori viola.

Sì, il passato è la sostanza di cui è fatto il tempo, che può far diventare tutto argomento di leggenda. Come Lucatoni, appunto, centravanti fatto della stessa materia dei suoi gol, che mulinava in aria con la forza di cento ventilatori a risucchiare palloni per poi spedirli nel rettangolo magico della rete avversaria. Il futuro, invece, è il giocattolo della speranza, il cassetto dei nostri sogni. E non è un caso se Mario Gomez, fin da quando s’è messo la prima maglia viola davanti a 25.000 tifosi impazziti, è diventato “l’uomo dei sogni”, il Parsifal venuto dalla Baviera a indicare la speranza pulita di competere ad armi pari con le Grandi a strisce.

Super Mario e Super Luca, centravanti per stazza e per ispirazione. «Troverai più nei boschi che nei libri», insegnava un saggio del ’500. E loro due, il modo per far lievitare l’innato senso del gol l’hanno trovato più nei boschi delle aree di rigore, fra le rocce delle difese avversarie, che non sui libri di Coverciano. Due centravanti feroci e innocenti come fiere: 226 gol su 502 partite per Toni, 160 gol in 282 partite per Gomez. Roba da far ritornare i capelli a Santiago Silva (non è successo), da farli perdere a Derticya (questo invece sì).

Certo, i due insieme non potevano giocare. Stesse caratteristiche, identica la caratura da leader d’area per poter coesistere. Per questo uno oggi è il passato dolce che ritorna e l’altro il futuro che si prenota promettendo dolcezza. Sì, sarebbe stato bello vederli sfidarsi in campo stasera. Oltre i colori delle loro maglie e perfino oltre il risultato. Perché il calcio è epica prima che cronaca. E loro sembrano fatti apposta per la leggenda più che per i chiacchiericci soporiferi e inutili delle Domeniche Sportive. SuperLuca e SuperMario per sempre

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