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L’UOMO DEI SOGNI

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Manca l'amalgama

 mario_gomez_maglietta_viola_ansaL’emozione non ha voce, cantava tempo addietro Celentano. Che solenne bischerata! Quando ieri alle 7 della tarde SuperMario Gomez, di professione acceleratore di sogni, è sbucato sul prato del Franchi, i 25 mila cuori viola presenti sugli spalti lo hanno accolto con un boato che ha scosso gli alberi di Fiesole. «Firenze uber alles», potrebbero tradurre i colleghi di Baviera. Roba da scala Mercalli del tifo. Gridavano tutti d’emozione quei 25mila, sotto un cielo fiorentino azzurro zaffiro, per salutare quel centravantone tedesco di Germania appena sbarcato in terra di Toscana. Gridavano i genitori coi bimbi in spalla e gli ultras con le schiene graffiate dai tatuaggi. Gridavano i pensionati in canottiera, gli studenti dei licei e le casalinghe per niente disperate di Gavinana, mentre i pompieri li bagnavano con gli idranti per salvarli dal solleone, in un happening di popolo che rassomigliava molto alla vita. Eccessivo come un melodramma, colorato come un carnevale e per questo contagioso proprio come la vita, appunto. Sì, quello di ieri per Firenze è stato un pomeriggio strano di eccessi e di vita. Proprio come nei racconti del Bardo, la città si è trovata infatti in preda a un sogno collettivo di una sera di mezza estate. Il sogno del campione Parsifal che arriva da lontano «per andare a combattere contro i Golia ad armi pari», come ha detto il ds viola Daniele Pradè, tradendo la sua origine di filosofo esistenzialista. Stupore compiaciuto.

Che scene di calcio pulito e di gioia genuina in questo senso ha regalato ieri lo stadio di Firenze. La scena, ad esempio, di un bimbo che non credeva ai propri occhi indossando la maglia viola col 33 di Gomez sulla schiena, che il babbo tifoso gli aveva appena comprato: «Ma è proprio quella del torero?», chiedeva il piccolo guardandola come se fosse Durlindana, il sangue di san Gennaro: roba da soprannaturale, insomma. Ma non sbagliava mica. Perché a quel tedescone alto come il campanile di Giotto, bello come un Putto del Botticelli e costato quanto una villa di campagna di Lorenzo de’ Medici, Firenze chiede appunto il soprannaturale. Glielo ha scritto direttamente un tifoso anonimo, affiggendo uno striscione alla balaustra della Maratona, proprio accanto a una bandiera tedesca: «Con i’ torero i’ campionato si vince per davvero».

Eccola l’impresa soprannaturale. Eccolo l’obiettivo magico che tutti i tifosi viola hanno nel cuore ma nessuno, per scaramanzia, pronuncia ad alta voce. Perché ogni limite ha la sua pazienza, direbbe Totò. E i fiorentini son pazienti da 44 anni, oramai, visto che l’ultimo scudetto data primavera 1969. Mario Gomez, dunque, l’acceleratore di sogni venuto dalla Baviera per far andare oltre i limiti non la pazienza ma, piuttosto. l’entusiasmo dei fiorentini. Comunque una bella storia. Bella almeno quanto la fidanzata di Super Mario, Carina, presente anche lei ieri sul prato del Franchi, con quel suo sorriso arioso come un davanzale che a molti è parso da madonna rinascimentale. «Ich bin ein Fiorentiner», è sembrata appunto dire.

Certo, questa euforia fuori misura, questa gioia straordinaria e incomprensibile per chi non ha il cuore marchiato di viola, a qualcuno potrebbe sembrare “provincialismo”. Ma sarebbe un errore. Perché quei 25.000 di ieri al Franchi sono piuttosto il manifestarsi di un amore oltre i limiti della ragione. Un amore impetuoso come l’Arno nella stagione delle piogge, pulito come l’aria che scivola giù dal Casentino, di gente che ha scelto di tifare aggrappata a una bandiera e non a una promessa di vittoria. Un amore nato per un senso di appartenenza a una terra e a un colore e non per la contabilità dei successi. Per questo, quando le due cose possono potenzialmente coincidere, è apoteosi. Altro che provincialismo: è l’internazionale dei sognatori. Roba che fa bene al calcio e alla vita.

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