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Vargas, la Loco-motiva

Scritto da Stefano Cecchi . pubblicato in Manca l'amalgama

Fino a qualche settimana fa, più che il figliol prodigo l’avresti detto il vitello grasso, per restare sulle parabole bibliche. E invece lunedì scorso, quando Montella col Parma gli ha finalmente ridato fiducia dopo la notte delle pernici («Vai e beviti la difesa avversaria», pare gli abbia detto) e lui, in 45 minuti da incorniciare, è sembrato davvero il campione ritrovato che torna dopo un lungo digiuno penitenziale e per il quale vale la pena smarimettere qualcosa di buono.
Sì, Juan Manuel Vargas, con la sua faccia da messicano cattivo (quelli che nei film di Sergio Leone spuntano da un tetto col fucile in mano ma Clint Eastwood li ammazza sempre prima che sparino) è stato per Firenze croce e delizia, altro che Alfredo Germont nella Traviata. Un giocatore formidabile, capace di ribaltare le difese avversarie con delle sgropponate sulla fascia fragorose come botti di cannone, che però si è dissipato nella mollezza delle notti fiorentine, fra cosce e zanzare e troppi locali a cui dava del tu. Che peccato.
Vargas, detto «El Loco» per il suo carattere non proprio affidabile, viene dal Perù, terra più famosa per il Machu Picchu e i golfini di alpaca, che non per i calciatori (da noi si ricordano Barbadillo e Uribe). Eppure col suo talento fin qui dissipato, avrebbe potuto giocare in tutte le squadre del mondo. Un calciatore universalmente semplice, specialista nel buttare la palla avanti dritta per dritta, come fanno i bimbetti ai primi calci. Lo straordinario era che, nonostante il numero di difensori a contrastarlo, alla fine quella palla la riprendeva sempre lui per poi catapultarla in area, con potenza da Grande Berta e leggiadrìa da pittore preraffaelita. Una manna per i centravanti boccioni-da-due-litri alla Mario Gomez, che pagherebbero di tasca per avere al proprio fianco delle ali così.
Proprio per questo, se davvero la Fiorentina avesse ritrovato il Vargas migliore, quello che accelerava sbriciolando come wafer i terzini avversari, avrebbe fatto uno dei colpi più grossi del mercato. Certo, in ciò serve cautela. «Ora tocca a lui conservare gli stessi stimoli che ha avuto per tornare in campo», ha detto non a caso Montella invitandolo a non mollare nell’impegno che gli ha fatto perdere chili e abulia agonistica. Perché le parabole bibliche sono molte. C’è quella del figliol prodigo, appunto, ma c’è anche quella dei talenti, dove il Signore castiga duramente chi nasconde il proprio sotto terra per indolenza. Sarà dunque solo il tempo a dirci dove si collocherà biblicamente Juan Manuel Vargas. Con tutta Firenze a tifare per la prima ipotesi. Ovvero: «El Loco» il figliol prodigo che si trasforma nel «Loco-motiva», a sferragliare sotto la tribuna per trascinare i sogni viola verso la stazione più lontana possibile. Allontaniamoci dai binari e incrociamo le dita.

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